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La ricerca delle energie sottili presenti in Qi e Prana ci conduce in una miriade di labirinti di sentieri scientifici. Il Qi, l’equivalente energetico cinese del Prana, è rilevabile nei sistemi di agopuntura ed il suo flusso promuove la buona salute.

Conosciamo anche alcuni dei canali attraverso i quali l’energia Qi sembra fluire. Questi canali sono chiamati “sistema Bonghan”, e sono stati rilevati in alcune parti del corpo umano. Tuttavia non siamo ancora sicuri di che tipo di energia fisica scorra attraverso questi condotti; è energia elettromagnetica, o si tratta di qualche tipo di particelle di materia ciò che fluisce attraverso questi sistemi di canali interconnessi tra loro? Anche se alcuni scienziati hanno postulato che possa trattarsi di radiazioni elettromagnetiche simili a laser che percorrono questi collegamenti, è ancora presto per dire se sia veramente così relativamente a tutti i meridiani trattati con l’agopuntura.

Concretamente possiamo ipotizzare la presenza di due sottili vettori energetici: biofotoni e bioelettroni. I biofotoni sono fotoni (particelle aventi massa nulla) che vengono generati all’interno del corpo e possono essere rilevati e misurati in quanto emanano dalla pelle verso l’esterno del corpo. Similmente, i bioelettroni sono presenti all’interno del corpo e possono essere rilevati e misurati grazie a strumenti quali l’imaging elettrofotonica. Di questo si tratterà in seguito.

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Biofotoni e bioluminescenza

La bioluminescenza viene prodotta in organismi viventi quali, per esempio, le lucciole e non deve essere confusa con i biofotoni. La bioluminescenza è prodotta dalla presenza di sostanze biochimiche specifiche in tali organismi, presenti poiché i colori vivaci prodotti dalle reazioni di tali sostanze servono per attirare una preda o per la propagazione della specie. Queste sostanze biochimiche non sono presenti in tutti gli organismi (ad esempio, non se ne trova traccia negli esseri umani). Di conseguenza, la bioluminescenza è osservata solo in alcune specie. I biofotoni, tuttavia, sono particelle leggere che vengono generate all’interno del corpo e vengono costantemente irradiate dalla superficie del corpo. Queste emissioni spontanee sono considerate associate alla generazione di radicali liberi dovuti ai processi metabolici energetici. Poiché questi processi metabolici dinamici sono comuni alla maggior parte dei sistemi viventi, è probabile che tutti gli esseri viventi diano origine a biofotoni. Inoltre, queste emissioni di luce sono estremamente deboli e pertanto non possono essere osservate a occhio nudo. Le rilevazioni e misurazioni dei biofotoni necessitano di contatori fotonici speciali, sensibili al punto tale da essere capaci di tracciare anche un singolo fotone presente nell’ambiente.

In un esperimento, sono stati utilizzati tubi fotomoltiplicatori con una macchina fotografica ad accoppiamento di carica. Qualsiasi stress alla pelle sotto forma di esposizione a radiazioni ultraviolette o fumo di sigaretta accresce l’emissione di biofotoni mentre l’applicazione topica di acido ascorbico o di soluzioni antiossidanti riduce tali radiazioni. Si ritiene che studi sull’emissione spontanea di fotoni ultravioletti potrebbero essere utilizzati per valutare l’invecchiamento e per determinare i processi ossidativi negli esseri umani.

È noto inoltre che, dopo la pratica della meditazione, le emissioni di biofotoni dal corpo diminuiscono; questo potrebbe essere dovuto alla riduzione dei radicali liberi rilevata nei soggetti meditanti. Comunicazione e controllo sono due attività necessarie tra le cellule ed al loro interno per mantenere l’omeostasi. Normalmente, si pensa che entrambe queste funzioni siano ottenute attraverso mezzi biochimici e neurologici. Attualmente anche le sorgenti luminose coerenti sono considerate un ulteriore apporto attraverso il quale sia il controllo che la comunicazione hanno luogo; e questo può essere particolarmente vero soprattutto nelle comunicazioni a lungo raggio all’interno del corpo.

I biofotoni coerenti utilizzati come segnale di controllo vengono proposti anche nella teoria dell’agopuntura. La coerenza è la proprietà di un’onda elettromagnetica di mantenere una certa relazione di fase durante la sua propagazione, come avviene, per esempio, nei laser. Potremmo a questo punto pensare ai biofotoni come equivalenti all’energia Qi descritta nella medicina tradizionale cinese od al Prana descritto in Ayurveda e Yoga; tuttavia, è ancora troppo presto per trarre questa conclusione. Forse, c’è uno scambio dinamico tra Qi / Prana e biofotoni; di sicuro c’è che i fotoni presenti nel corpo prendono in qualche modo e misura parte ai processi di biocomunicazione e biosegnalazione e dato che i biofotoni sono il risultato di processi ossidativi, potrebbe esserci una complessa interrelazione tra processi ossidativi, biofotoni e energia Qi /Prana.

Già nel 1923, Gurwitsch, uno scienziato russo, postulò l’emissione di radiazioni ottiche durante i processi di mitosi nelle radici di cipolla e le chiamò radiazioni mitogenetiche. La teoria moderna del campo bio ha riconsiderato ed esteso questa ipotesi per postulare interazioni elettromagnetiche tra le cellule, finalizzate al controllo ed al trasferimento di informazioni; queste sono state chiamate “comunicazioni non-chimiche e non connesse tra cellule e cellule”. D’altronde l’azione a distanza è stata introdotta nella fisica più di 150 anni fa, quando Maxwell ha derivato le sue famose equazioni elettromagnetiche; oggi la nozione di azione a distanza ha raggiunto nuovi livelli, entrando anche nel campo della biofisica e creando una nuova teoria di possibilità e di problemi più difficili da individuare e misurare nei sistemi viventi.

È noto che lo stress ossidativo è un fattore determinante di molti disturbi della sindrome metabolica, e sembra anche contribuire all’invecchiamento ed alla conseguente degenerazione del corpo. Quindi, la misura della sindrome metabolica attraverso un metodo coerente è di fondamentale importanza. È probabile che l’emissione di biofotoni possa essere protagonista di tale processo fondamentale e che la sua misurazione possa portare ad un metodo di misurazione stabile; tuttavia, questo metodo di misurazione è attualmente costoso e complesso. Si potrebbe pensare ad integrare le misurazioni dei biofotoni con quelle della disponibilità di elettroni nei biosistemi, e ciò potrebbe costituire un metodo semplice e non invasivo per misurare il processo ossidativo nel corpo. E questo aspetto verrà considerato in seguito.

Referenze:

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